L'oggetto di consumo più diffuso
Tutti le usano, praticamente ogni giorno: sono i sacchetti di plastica, la cui praticità si abbina però a un costo ambientale molto alto. Secondo i ricercatori, ogni anno si producono migliaia di miliardi di borse di plastica, il che le rende l'oggetto di consumo a diffusione più globale. Ogni anno circa 100 miliardi di borse di plastica vengono gettati via dai soli consumatori statunitensi. Il prezzo pagato dall'ambiente per questo spreco è dovuto in parte ai materiali da cui si ricavano le borse (petrolio o gas naturale) e in parte alla tossicità di scritte e colorazioni. Per quanto riguarda i soli Stati Uniti, la quantità di borse di plastica gettate vie equivale a circa 12 milioni di barili di petrolio all'anno, per non parlare dei danni che provocano a piante e animali, soprattutto negli oceani. Simili a spugne, le borse di plastica abbandonate possono attirare composti chimici presenti nel mare diventando potenzialmente ancora più nocive per gli animali che le ingoiano. Possono soffocare le tartarughe, che le mangiano scambiandole per meduse; soffocano i coralli a cui si avvolgono e sono un vero pericolo per la grande barriera corallina australiana. La plastica inoltre non è biodegradabile: «Tutta la plastica prodotta è ancora in circolazione in pezzi sempre più piccoli» afferma Stephanie Barger, direttore generale della Earth Resource Foundation. Sta aumentando la consapevolezza generale del danno prodotto dalle borse di plastica abbandonate, eppure solo l'1% circa di questi oggetti viene riciclato annualmente nel mondo (il doppio negli Stati Uniti).
Il maggior numero di vittime di un attacco terroristico
L'attacco perpetrato contro il World Trade Center, simbolo di New York, è stato uno degli atti di terrorismo più scioccanti in assoluto e quello con il maggior numero di vittime. L'11 settembre 2001, due Boeing 767 delle American Airlines furono dirottati da terroristi di al-Qaeda e diretti contro le famose torri gemelle. Il volo 11 si schiantò contro la torre nord alle 8.48 del mattino; mentre i testimoni e tutto il mondo cercavano di capire che cosa fosse successo, il secondo aereo, il volo 175, si schiantò contro la torre sud alle 9.03 ora locale. La torre sud fu la prima a collassare, alle 9.50, seguita 39 minuti dopo dalla torre nord. Sempre quel giorno, un terzo aereo dirottato fu scagliato contro il Pentagono a Washington DC, mentre un quarto aereo precipitò in un campo in Pennsylvania. Secondo le stime negli attacchi perirono 2749 persone. In precedenza il maggior numero di vittime di un atto terroristico era stato di 329 (un aeroplano pieno di passeggeri) il 22 giugno 1985, per una bomba imbarcata su un Boeing 747 di Air India (volo 182) in Canada ed esplosa a largo della costa dell'Irlanda durante la discesa del velivolo verso l'aeroporto londinese di Heathrow. Nonostante 20 anni di indagini e azioni legali, risultanti nel processo più costoso della storia del Canada, i colpevoli non furono mai individuati con certezza. Solo un uomo di nome Inderjit Singh Reyat fu condannato in relazione alla tragedia. Giudicato colpevole di omicidio colposo in quanto responsabile della costruzione della bomba, nel 2003 fu condannato a cinque anni di carcere; nel 2007 gli fu rifiutata la libertà condizionata.
Il più grande progetto di riforestazione
Promotore entusiasta della riforestazione fin dagli anni Sessanta, negli ultimi 30 anni il governo di Pechino ha stipulato una serie di prestiti con la Banca Mondiale per intensificare i suoi programmi di rimboschimento. Si tratta di una scaltra operazione economica. Nei dieci anni fino al 2000, la Cina ha piantato un numero di alberi sufficiente a ricoprire una superficie di 18.063 km2 in media ogni anno, più o meno la superficie del Kuwait. I programmi di riforestazione sono stimolati dall'industria cinese dei fertilizzanti: più alberi vengono piantati, più fertilizzante raggiunge il terreno. Con l'avvento del nuovo millennio la Cina ha accelerato ulteriormente i suoi piani, staccando nettamente tutti gli altri paesi. Continua quindi a detenere il record per il più grande progetto di riforestazione e nel maggio del 2002 ha annunciato l'intenzione di estendere la piantumazione nei prossimi dieci anni a circa 440.000 km2 di alberi, un'area grande come la Svezia. Si tratta di una cifra enorme, ma necessaria: il disboscamento intensivo praticato nel paese nel secolo precedente ha provocato una perdita di legname considerevole. «La Cina non ha ancora capovolto in maniera sostanziale il trend verso il deterioramento dell'ecosistema», ha ammesso nel 2002 Lei Jiafu, delegato dell'amministrazione statale delle zone boschive.
Il primo presidente afro-americano degli Stati Uniti
Duecentoventi anni dopo l'elezione di George Washington, il primo presidente americano, Barack Obama ha fatto storia diventando il primo presidente statunitense afro-americano. Durante la cerimonia di insediamento come 44° presidente degli Stati Uniti, il 20 gennaio 2009, sono stati raggiunti livelli di sicurezza senza precedenti, con la presenza di oltre 40.000 militari e l'impiego di vetri antiproiettile più ampi di quelli usati per proteggere gli altri presidenti. L'operazione, costata circa 75 milioni di dollari, ha previsto l'applicazione di restrizioni aeree sui voli privati nei cieli di Washington. La vita di Obama è un susseguirsi di successi. Laureato alla Columbia University e alla Harvard Law School, è stato il primo presidente afro-americano di un'altra prestigiosa istituzione, la Harvard Law Review. È stato attivo come organizzatore nella sua comunità e ha lavorato come avvocato nella difesa dei diritti civili a Chicago, sua città natale; nel novembre 2004 fu eletto senatore con la maggioranza più ampia mai registrata nella storia dello stato dell'Illinois. Grazie alla crescente popolarità durante le primarie e durante la corsa alla carica presidenziale, Obama è riuscito ad attivare una raccolta di fondi senza precedenti, in cui le piccole donazioni hanno avuto un peso sostanziale, usando Internet anche per incoraggiare le persone ad andare a votare.
L'uomo più ricco
William H. Gates (USA), più conosciuto come Bill, iniziò a programmare computer all'età di 13 anni. Nel 1973 si iscrisse all'università di Harvard, creando qui un linguaggio di programmazione per il primo microcomputer. Due anni dopo, abbandonata Harvard, fondò la Microsoft insieme all'amico Paul Allen e cominciò a sviluppare software per computer. Il suo successo fu tale che a 31 anni Gates era il miliardario più giovane del mondo. Grazie a un patrimonio stimato di 60 miliardi di dollari nel maggio del 2000 e di 50,1 miliardi di dollari cinque anni dopo, Gates ha detenuto il record di uomo più ricco del pianeta per 13 anni. Nel 2008 glielo ha strappato Warren Buffett (USA), amministratore delegato della Berkshire Hathaway, con un patrimonio personale di 62 miliardi di dollari. Famoso per la sua parsimonia, Buffet continua a vivere nella casa da 31.000 dollari acquistata quando aveva 28 anni. La sua supremazia però è stata di breve durata. Malgrado perdite per 18 miliardi di dollari in soli 12 mesi, l’incremento a 3,8 miliardi di dollari delle donazioni all’organizzazione umanitaria Bill & Melinda Gates Foundation e le dimissioni dalla guida della Microsoft nel 2008, Bill Gates possiede un patrimonio stimato di 40 miliardi di dollari ed è tornato a essere l'uomo più ricco del mondo, perché le perdite di Buffett sono state in proporzione ancora superiori. La crisi economica globale ha indubbiamente inciso sull'avvicendamento ai vertici della classifica dei miliardari. Nel marzo 2009, il loro valore medio netto si attestava a 1,8 miliardi di dollari, con un calo del 23% rispetto all'anno precedente. In ogni caso il momento di tirare fuori il piattino per l'elemosina è ancora lontano…
La malattia più letale
A gennaio 2001 le malattie più letali del mondo erano la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) e l'encefalite da rabbia, un'infezione virale del sistema nervoso centrale. In quell'anno morirono di AIDS 3 milioni di persone mentre le vittime della rabbia furono fra 40.000 e 70.000 (complessivamente 10 milioni di persone furono curate dopo essere entrate in contatto con animali sospetti). Tre anni più tardi, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato che la sindrome da immunodeficienza acquisita (HIV/AIDS) era da considerare la singola malattia più letale, con 3,1 milioni di vittime nel solo 2004. Per un confronto, nel 2002 la tubercolosi aveva ucciso circa 1,8 milioni di persone e la malaria circa 1 milione). L'AIDS è una delle sei malattie ritenute più letali in termini di decessi, insieme a malaria, polmonite, morbillo, tubercolosi e patologie diarroiche. Insieme, nel 1999, queste sei malattie hanno provocato il 90% di tutti i decessi per malattie infettive del mondo. Nel rapporto sulla salute delle Nazioni Unite del 2004 si afferma che nell'ambito delle malattie trasmissibili è ancora l'HIV/AIDS a occupare il primo posto fra le più letali, con 2,8 milioni di morti nel 2002. Per quanto riguarda invece le malattie non trasmissibili, la più letale è l'ischemia cardiaca, che quell'anno provocò 7,2 milioni di decessi.
Il maggior numero di punti persi dall’indice Dow Jones Industrial Average
All’inizio del nuovo millennio, il record per il maggior numero di punti persi in un giorno dal Dow Jones – l’indice della borsa per il settore industriale degli Stati Uniti – era di 554,26 (il 19,38%), nel crollo del 27 ottobre 1997. Da allora però la condizione di sempre maggiore volatilità dei mercati finanziari mondiali ha continuato ad aggiornare questo record. Il 14 aprile 2000, il Dow Jones subì una perdita di 617,78 punti, chiudendo la giornata a quota 10.305,77. Meno di 18 mesi dopo, e sulla scia degli attacchi terroristici al World Trade Center di New York dell’11 settembre 2001, l’indice Dow Jones scese di 684 punti (il 7,13%) arrivando a 8920,70 il 17 settembre 2001 (la borsa di New York rimase chiusa per quattro giorni dopo l’attacco). Questo nuovo record resse per sette anni, fino a quando i rivolgimenti provocati dal collasso del mercato statunitense dei mutui subprime scatenarono un incontenibile effetto domino nei settori finanziari di tutto il mondo. Il 29 settembre 2008 l’indice Dow Jones subì una perdita di 777,68 punti; un crollo di oltre 700 punti fu registrato proprio quando il Congresso USA si apprestava a votare un piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari del governo federale per proteggere i mercati finanziari. In periodi di grande incertezza come questi, non si può escludere che il Dow Jones debba ancora subire la sua perdita più ingente…
Il miliardario più giovane
Il successo esponenziale del motore di ricerca Yahoo! Inc. ha portato soldi a palate nella tasche del suo cofondatore Jerry Yang (USA), che nel 2000 aveva il titolo di miliardario più giovane del mondo, conquistato nel 1997 all'età di 29 anni. Yang ha mantenuto questo record per diversi anni, prima di cedere lo scettro al dodicesimo principe von Thurn und Taxis, Alberto (Germania), la cui famiglia fu depositaria del monopolio sulle comunicazioni imperiali fra Vienna e l’impero asburgico per oltre 300 anni. A 18 anni Alberto divenne unico erede di uno dei patrimoni più antichi del mondo, composto da proprietà immobiliari (tra cui anche castelli), proprietà terriere, opere d’arte e imprese. Secondo l’elenco di Forbes del 2004, al principe era toccata una fortuna con un valore netto di 2,1 miliardi di dollari. Rimase il miliardario più giovane fino al 2007, quando Forbes.com valutava il suo patrimonio in 2 miliardi di dollari all’8 marzo di quell’anno. L’anno dopo il record è passato nelle mani di Mark Zuckerberg (USA): il 5 marzo 2008, Forbes.com include nel suo elenco Zuckerberg, che all’epoca aveva 23 anni e 296 giorni, con un patrimonio netto stimato di 1,5 miliardi di dollari. Come era accaduto con Jerry Yang, c’è sempre Internet dietro questi exploit straordinari: Zuckerberg è l’amministratore delegato del sito di social network Facebook, fondato solo quattro anni prima.
La più grande manifestazione contro la guerra
Il record precedente di questa categoria risaliva al 15 novembre 1969, quando una folla composta da 600.000 persone si radunò a Washington DC, USA, per protestare contro il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam. La città non aveva mai visto una folla simile, e ancora oggi resta la più grande manifestazione in assoluto per Washington DC, superiore addirittura ai 500.000 partecipanti alla manifestazione indetta alla risoluzione della crisi degli ostaggi con l’Iran il 27 gennaio 1981 e ai 400.000 partecipanti alla Million Man March per i diritti civili del 16 ottobre 1995. Il primato ha resistito fino al 2003 per essere soppiantato da un evento originato da un’altra guerra impopolare. Il 15 febbraio di quell’anno fu organizzata una serie di manifestazioni in tutto il mondo per protestare contro l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti. A Barcellona, Spagna, si riunirono per una grande marcia 1,3 milioni di persone; a Londra, nel Regno Unito, fu raggiunta quota 1 milione. Ma la manifestazione più imponente fu quella che si svolse nella capitale italiana: a Roma confluirono 3 milioni di partecipanti per esprimere la propria opposizione alla guerra con lo slogan: “No alla guerra senza se senza ma”. Secondo le stime della polizia altri milioni di dimostranti contro la guerra in Iraq scesero in piazza in circa 600 città del mondo.
Il più grande stand up: in piedi contro la povertà
Il 15-16 ottobre 2006, 23.542.614 persone parteciparono a 11.646 eventi organizzati in tutto il mondo nell’ambito dell’iniziativa “Stand Up! Alzati contro la povertà” della Campagna del Millennio delle Nazioni Unite. Questo già notevole risultato era destinato a raddoppiare l’anno successivo. Il 16-17 ottobre 2007 i partecipanti all’evento erano diventati 43.716.440, distribuiti in 6540 manifestazioni locali organizzate in tutto il mondo. Scopo della Campagna del Millennio è stimolare i governi nazionali a operare per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MPG). Questi otto obiettivi, ricavati dalla Dichiarazione del Millennio, un documento delle Nazioni Unite firmato nel settembre del 2000 da 191 stati membri dell’ONU, impegna le nazioni a sradicare la povertà e le ineguaglianze migliorando gli standard igienico-sanitari nel mondo. Dopo la manifestazione del 2008, Salil Shetty, responsabile della Campagna del Millennio dell’ONU, ha sintetizzato così le motivazioni dell’iniziativa: «Nei paesi ricchi e poveri, ai concerti e alle manifestazioni sportive, nelle università e nei luoghi di culto, milioni di persone hanno affermato con forza che davanti alla miseria non resteranno a guardare facendo pressione sui loro governi perché si adoperino con ogni mezzo per estirparla».